[Testo dell'intervento che vorrei pronunciare nel consiglio comunale di questa sera. Il protocollo non dovrebbe prevedere interventi liberi dei consiglieri, per cui resta un intervento virtuale. Ma non è escluso che prima o poi diventi reale.]
Care cittadine e cittadini,
All'inizio non abbiamo capito che cos'era questa strana gioia che ci scaldava e ci illuminava, che ci portava ad uscire di casa per affollare le piazze della città, poi poco per volta abbiamo imparato a riconoscerla e a darle un nome. Si chiama partecipazione.
Tanti anni fa una persona di cui ho dimenticato il nome (1) sosteneva l'idea assolutamente folle che non esiste la società, ma solo gli individui. Dopo trent'anni di televisione, pubblicità, sovraconsumo e individualismo, questa idea strampalata stava diventando pericolosamente realtà. Per fortuna che (anche a Novara) ci sono state persone che non si sono arrese mai e per questo hanno ridato vita al nostro comune senso di appartenenza alla collettività.
Questa vittoria è un punto di inizio perché ci attendono sfide non facili. Per capirle leggerò alcuni passi della "lettera al Sindaco" che Luca Mercalli ha messo all'inizio del suo ultimo libro, Prepariamoci. La sfida è complessa e multiforme, ma il centrosinistra in grado di affrontarla e di rendere questa città più sostenibile e più solidale.
«Caro Sindaco,
oggi abbiamo una Terra con sette miliardi di individui, dilaniati da disparità intollerabili, che con ogni loro bisogno e ogni scelta di consumo incidono sul clima, sull'acqua, sulla salute, sulla produzione di scorie e rifiuti, sulla disponibilità di cibo e materie prime, per se stessi e per tutte le generazioni future.
Abbiamo una tecnologia che non è mai stata così potente, ma è un'arma a doppio taglio. Abbiamo un mondo estremamente complesso, ma pure fragile. Abbiamo un'economia basata su un'impossibile crescita infinita, alla quale però obbediamo stoltamente come a una religione.
Caro Sindaco, amministrare oggi è una responsabilità enorme, e sulle tue spalle grava non solo il giudizio dei tuoi elettori, non sempre informati, non sempre onesti, che vogliono solo risposte concrete per oggi, ma pure quello delle generazioni più giovani e di quelle ancora a venire, che ti condanneranno senza pietà o ti ringrazieranno per l'eternità, perché dalle tue scelte dipenderà il loro benessere.
Come per un grave malanno, c'è un tempo nel quale la prevenzione ha ancora un senso prima che i sintomi divengano incurabili. Sei proprio tu, e solo tu quello che può ancora fare qualcosa. Adesso. Dopo sarà troppo tardi.
Prova a pensare a un progetto che parta dalle esigenze dei cittadini di oggi e di domani, coinvolga i centri di ricerca per trovare le soluzioni più razionali. Prova a immaginare città con aria più pulita, con più verde, con mezzi pubblici più efficienti, con più spazio per i piedi e le biciclette, con più risparmio energetico, con meno rifiuti, con meno automobili, con meno consumi superflui, ispirandoti a modelli virtuosi che stanno nascendo proprio nella nostra Europa e nella nostra Italia.
Prova a ricreare i legami fisici e sociali tra città, territorio extraurbano e piccoli centri, fermando la cementificazione, promuovendo la diffusione equilibrata delle energie rinnovabili, i circuiti di produzione di cibo locale, la salvaguardia del paesaggio, la consapevolezza dei limiti.
Raccogli la sfida ecologica globale come punto di partenza per pensare il futuro con un progetto coraggioso che metta la ricchezza sociale prima della ricchezza economica, che pure potrà rigenerarsi con nuove produzioni ecocompatibili.
Pensa al carattere di irreversibilità delle tue azioni: ogni grammo di CO2 in più nell'atmosfera, ogni metro quadrato di cemento in più e di suolo in meno, ogni capriccio al posto di una reale necessità avranno conseguenze anche gravi nel tempo e nello spazio.
Per favore, fai tanta manutenzione e poche inaugurazioni. Metti davanti a tutto la cura dei beni comuni, l'ambiente, la sanità, l'istruzione e la preparazione dei cittadini ad affrontare nuove scarsità: è l'unico modo per proteggere la società civile dalla trappola della barbarie, che sempre emerge quando la torta diventa più piccola.
Tanti auguri, siamo tutti con te, perché il sindaco amministra con i cittadini. Insieme ce la faremo.»
(1) In realtà non ho dimenticato il nome, ma essendo meritevole di oblio, non lo pronuncerò certo in un'occasione come questa...
Nessun commento:
Posta un commento