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mercoledì 7 dicembre 2011

Considerazioni sul governo Monti (parte 3 di 4)

Movimento 5 Stelle di NovaraIl banana si dimette e subito abbiamo la nomina di Mario Monti a senatore a vita; passano due giorni dalle dimissioni e gli viene conferito l'incarico di formare un governo (di solito si fa un primo giro di consultazioni e si stabilisce se ci sia una possibile maggioranza unitamente al vaglio delle candidature che i vari partiti portano e poi si conferisce un incarico), la cosa va bene immediatamente a tutti i partiti (come se fossero già d'accordo, direbbe la vicina maligna dentro ciascuno di noi?), subito c'è la lista dei ministri e la fiducia scatta immediatamente e con numeri "bulgari".
Tutto secondo un copione che era evidentemente già pronto. Cosa dice Monti? Che partirà dalla lettera intimidatoria della UE, e v********* a quello che potrebbero volere i cittadini italiani.
Considerazioni:
sulla "crisi"
Ormai l'hanno capito anche i sassi, questa crisi è una crisi finanziaria che si innesta su una crisi economica di sistema.
Negli ultimi 30 anni abbiamo assistito in occidente ad un travaso di ricchezza pari all'11% del pil dai salari ai profitti In Italia abbiamo fatto meglio: 1l 18% in 15 anni). In proporzione i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri. Per nascondere la risorgente povertà delle classi meno abbienti in America si sono inventati strumenti finanziari, CON I SOLDI DEI RICCHI, che avessero l'obiettivo di finanziare  prestiti fatti a  persone che non avrebbero mai potuto, in quanto poveri, rimborsarli. Il gioco è durato a lungo e le famiglie Americane si sono indebitate fino al collo per comperare, case, auto, università per i figli, polizze sanitarie etc. Quattro anni fa le banche hanno cominciato a registrare un aumento del numero dei crediti insoluti e, nel giro di qualche mese, è scoppiata la bolla immobiliare prodotta dai prestiti facili e di conseguenza.....l'economia di tutto l'occidente. Per salvare le banche è intervenuto lo stato che ha speso una cifra tale d!
 a portare il debito pubblico americano dal 60% al 100% sul pil.  Il problema si è quindi spostato dalle banche agli stati: salvate le banche gli stati hanno scoperto di avere un debito pubblico stratosferico e i paesi più deboli faticano a piazzare i titoli del proprio debito sul mercato.


Chiariamo che cosa voglia dire crisi finanziaria.
Per semplificare, la finanza è quella parte dell'economia che traduce ogni attività, un oggetto, un'ora di lavoro di Giulio o Cesare, un viaggio alle Bermuda, un immobile in soldi e usa questi soldi virtuali per produrre case, oggetti, viaggi alle Bermuda, acquistare titoli di debito (che sono la virtualizzazione dei soldi che un soggetto ha, ma che non vuole usare) e tutti i c**** che ve se fregano (citando Alberto Sordi). Non solo, usa questi soldi per fare delle "assicurazioni" sui soldi, chiamate familiarmente strumenti finanziari derivati. In questo modo il denaro virtuale è molto più di quello reale e ci va di culo che nessuno lo voglia in mano tutto, questo denaro, altrimenti il mondo farebbe bancarotta e la cosa, diciamocelo, è un bel paradosso.
Invece una crisi economica è quel passaggio evolutivo che segna il fine vita di un modo di vivere e quindi di un modo di produrre; quando abbiamo smesso di usare il carbone per produrre ogni tipo di energia, le nazioni/regioni pesantemente basate sul carbone hanno avuto pesanti crisi economiche (Galles, Belgio, Sardegna).
La domanda delle domande è sempre la stessa: a chi si fa pagare la "crisi"? La risposta è altrettanto semplice e poco gradita, ma equa. A chi l'ha determinata. Che cosa l'ha determinata? L'hanno determinata gli istituti finanziari cioè banche, assicurazioni e fondi di investimento.  Perché l'hanno creata? Per due motivi che non vi piaceranno

Perché dovevano gestire i risparmi, cioè le eccedenze di denaro (il risparmio è un'eccedenza, ricordiamolo) NOSTRE
Perché a loro volta volevano la loro fetta, quindi volevano guadagnare sul nostro guadagno

Quindi la verità di fondo è una ed una soltanto: per alimentare il rendimento del risparmio, la strategia degli stati (ed in questo Monti non ha dato alcun segnale contrario) è sempre la stessa: strangoliamo i risparmiatori stessi (ed anche questo è un bel paradosso), ma facciamo di peggio, strangoliamo anche chi non ha risparmio, ma deve lavorare per pagare gli interessi ad altri. Ricordiamolo: quando investiamo i nostri risparmi, posto che li abbiamo, alimentiamo la fatica di chi non ne ha.
Ma se "pagano le istituzioni finanziarie", in ultima analisi, chi paga? Semplice, gli azionisti delle istituzioni finanziarie ed i risparmiatori; si chiama rischio d'investimento.

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